Sono Katia Demyanova. Sono pittrice.
Nell'ambito dell'espressività artistica il tema dei confini occupa per me da sempre un posto rilevante:
il confine tra il sonno e la veglia, tra luce e ombra, tra il figurativo e l'astratto. Questo è il più importante. Nei miei dipinti
vedete gli alberi, delle case, il mare e il cielo, anche delle persone a volte, ma è inutile cercare di calcolare il numero di tegole sui tetti
o di ulivi nel giardino; quel dettaglio non esiste già più.
Ho una serie dei dipinti "Gli oggetti che spariscono", in cui gli oggetti sono ancora là, ancora presenti e riconoscibili,
ma per quanto tempo ancora? Chissà. Questo per me è il confine tra il concreto e l'astratto. Il punto più
vulnerabile e più interessante.
Perciò la pittura per me è come un ponte, un ponte, dove cammini con le tue impressioni che devi trasformare
in qualche modo. Forse la metafora della vita stessa, ma questo è troppo triste...
Per parlare di cose concrete: 10 anni di studi nell'atelier dell'avanguardista moscovita Juri Zlotnikov, poi alcuni anni
di studio da un altro grande artista russo Aleksei Kamenski, e negli anni '90 all'Ateliers des Beaux Arts de la Ville de Paris.
Adesso sono in un interminabile viaggio tra Italia e Russia, purtroppo con molti confini tra questi paesi.